Paziente durante una visita di endodonzia allo Studio Odontoiatrico Meratese

La parola devitalizzazione mette ansia a molte persone, spesso associata a un trattamento lungo e doloroso. In realtà oggi la cura canalare si esegue in anestesia locale, con tecniche e strumenti che permettono di salvare un dente che altrimenti andrebbe estratto.

Presso lo Studio Odontoiatrico Meratese l’endodonzia è una delle specializzazioni con cui lavoriamo ogni giorno. In questa guida spieghiamo con parole semplici cos’è la devitalizzazione, quando è necessaria, come si svolge e cosa succede dopo.

Cos’è la devitalizzazione e perché si fa

All’interno di ogni dente c’è la polpa, un tessuto morbido che contiene vasi sanguigni e terminazioni nervose, il cosiddetto nervo del dente. Quando una carie profonda, una frattura o un trauma permettono ai batteri di raggiungerla, la polpa si infiamma o si infetta.

La devitalizzazione, chiamata anche trattamento endodontico o cura canalare, consiste nel rimuovere la polpa compromessa, pulire e disinfettare i canali radicolari e sigillarli con un materiale biocompatibile. L’obiettivo dell’endodonzia, disciplina di cui si occupa anche la Società Italiana di Endodonzia, è conservare il dente naturale eliminando l’infezione, invece di ricorrere all’estrazione.

Quando serve: i segnali da non ignorare

Non sempre il dente avvisa in modo chiaro, ma alcuni sintomi possono indicare che la polpa è in sofferenza:

  • dolore intenso o pulsante, anche spontaneo o di notte
  • sensibilità al caldo e al freddo che persiste a lungo dopo lo stimolo
  • dolore quando si mastica o si tocca il dente
  • gonfiore o piccola fistola sulla gengiva vicina al dente
  • dente che si scurisce rispetto a quelli vicini

In alcuni casi l’infezione non dà alcun sintomo e viene individuata solo con una radiografia durante una visita di controllo, ed è uno dei motivi per cui i controlli periodici sono così importanti.

La diagnosi si basa sulla visita, sui test di sensibilità del dente e sulle radiografie, che mostrano lo stato delle radici e dei tessuti che le circondano. Solo dopo questa valutazione il dentista può stabilire se sia sufficiente un’otturazione o se serva davvero la cura canalare.

Come si svolge la cura canalare

Il trattamento inizia con l’anestesia locale, così da lavorare senza dolore. Il dente viene poi isolato per mantenere il campo pulito, si crea un piccolo accesso e si rimuove la polpa. I canali vengono quindi sagomati e disinfettati con appositi liquidi irriganti e infine riempiti con guttaperca, un materiale gommoso e inerte, per impedire nuove infiltrazioni di batteri.

La precisione di queste fasi è fondamentale, perché i canali possono essere molto sottili e tortuosi. Per questo in studio utilizziamo il microscopio operativo, che ingrandisce il campo di lavoro e aiuta a individuare anche i canali più piccoli, come spieghiamo nell’articolo sul microscopio odontoiatrico.

Fa male? Durata e recupero

Grazie all’anestesia, durante la cura canalare non si prova dolore. Il numero di sedute dipende dal dente, dal numero di canali e dal grado di infezione: spesso bastano una o due sedute, mentre i molari e i casi più complessi possono richiedere più tempo.

Nei giorni successivi è normale avvertire un leggero fastidio masticando, che di solito si risolve in fretta seguendo le indicazioni del dentista. Chi rimanda le cure per timore può trovare un supporto nei percorsi dedicati, descritti nell’articolo Curare senza ansia: protocolli di sedazione nei casi complessi.

Dopo la devitalizzazione: proteggere il dente

Un dente devitalizzato non è un dente morto: resta ancorato all’osso e continua a svolgere la sua funzione. Avendo perso parte della struttura, però, è più fragile e va protetto con una ricostruzione adeguata, come un’otturazione estesa o una corona. Trascurare questo passaggio è una delle cause più frequenti di fratture. Con una buona igiene e controlli regolari, un dente trattato correttamente può durare per molti anni.

Esiste anche il ritrattamento: se un dente già devitalizzato in passato torna a dare problemi, per esempio per un’infezione residua o una nuova infiltrazione, è spesso possibile ripetere la cura canalare invece di estrarlo. L’estrazione seguita da un impianto o da un ponte resta un’alternativa, ma quando la struttura residua lo consente conservare il dente naturale è di norma la scelta preferibile.

Domande frequenti

No, il trattamento si esegue in anestesia locale. Al termine può restare un lieve fastidio per qualche giorno, che di norma si gestisce senza difficoltà.

Dipende dal dente e dalla situazione di partenza. In molti casi bastano una o due sedute, ciascuna della durata di circa un’ora.

Sì, se viene ricostruito correttamente e seguito con igiene e controlli periodici può restare in bocca per molti anni.

L’infezione tende a peggiorare e può estendersi ai tessuti circostanti, causando ascessi e dolore più intenso, fino alla perdita del dente.

Una volta passato l’effetto dell’anestesia si può mangiare, evitando di masticare sul dente trattato finché non è stato ricostruito in modo definitivo.

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